Oman: incantarsi on the road

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Questa volta Oman. Il desiderio di visitare questo paese è venuto a Giuseppe qualche anno fa e quest’anno avendo parecchie ferie da smaltire sotto Natale, dopo un ballottaggio con la Thailandia, ci siamo decisi per questa meta e a ridosso delle festività, senza molto anticipo, abbiamo prenotato.

Considerazioni da fare prima di intraprendere questo viaggio:

L’Oman è molto vasto, ma la parte centrale è occupata prevalentemente da zone desertiche. Quindi cosa visitare? Solo il nord? Solo il sud? O entrambi? E come raggiungere le due zone?

La maggior parte dei visitatori si ferma al nord. Io vi consiglio di valutare questi aspetti: il nord offre molto, sia dal punto di vista paesaggistico che per quanto riguarda i siti storici. Al sud ci sono invece spiagge paradisiache e ci si può allungare fino al deserto Rub Al Khali, chiamato anche Quarto Vuoto.

Se siete da viaggio “on the road”, escursioni, rovine e paesaggi, Muscat e dintorni (e dunque il nord) sono imperdibili. Se avete una sola settimana fermarvi al nord è sufficiente. Anche qui c’è un deserto, il Wahiba Sands nel quale è possibile pernottare e si trovano parecchi Wadi (letti del fiume) che meritano una tappa.

Se siete da mare, relax e resort optate invece per una vacanza al sud, anche se personalmente penso che sia un gran peccato limitarsi alla semplice vacanza di mare, perchè sia il territorio che la popolazione meritano di essere scoperti.

Gli amanti del mare prendano in considerazione anche la penisola di Musandam, si tratta di un’exclave separata dal resto del Paese e confinante con gli Emirati Arabi Uniti. Le alte scogliere e l’acqua cristallina ne fanno una meta ambita per appassionati di gite in barca e snorkeling.

Noi abbiamo deciso di dedicare all’Oman 12 giorni, di cui 8 nella parte settentrionale e 4 nella parte meridionale, spostandoci con un volo interno gestito dalla compagnia Omanair da Muscat a Salalah. Inizialmente stavamo valutando l’idea di dedicarci solo al nord e di visitare il sud in un eventuale secondo viaggio in Oman, ma abbiamo fatto questa riflessione: vorremmo spesso tornare nei posti in cui siamo già stati, ma alla fine la voglia e la curiosità di conoscere luoghi e realtà diverse raramente ci fanno tornare nella stessa meta.
Dunque, poichè i giorni di ferie non presentavano un problema (per una volta!), abbiamo deciso di prendercela con comodo e di visitare sia il nord che il sud.

Clima

Il clima dell’Oman è tropicale arido, questo significa che passa dal caldo al caldissimo.Il periodo migliore per visitarlo va da dicembre a febbraio dove le temperature miti permettono sia di fare il bagno che di visitare la zona montuosa. Dopodichè il caldo diventa progressivamente sempre più insopportabile. Le piogge sono molto scarse tutto l’anno e soprattutto in questo periodo.

Da giugno ad inizio settembre però l’Oman meridionale viene attraversato dai monsoni di sud ovest. Questo fenomeno viene chiamato Kharif. I giorni di pioggia sono circa 7/8 mese, ma in tutto il periodo scende una costante pioggerellina che per la popolazione è vista come una benedizione. Sia perchè in questi mesi la vegetazione prospera e viene fatto rifornimento di acqua, sia perchè pioggia e vento portano un pò di refrigerio, mentre nello stesso periodo al nord del Paese si boccheggia dal caldo.

Sui Monti Hajar, aggirandosi ad altitudini di 3.000 metri ovviamente le temperature si abbassano.

Noi, superfortunati abbiamo trovato pioggia sia a Muscat che a Salalah. 🙁 L’aspetto surreale è il fatto che le vie delle città si trasformano in veri e propri letti di fiume e in un attimo diventa chiaro cosa sia un Wadi, soprattutto a Muscat. In macchina, intenti a rientrare in albergo, eravamo troppo in tensione per pensare di girare un video in quel momento, ma in internet se ne trovano e potete farvi un’idea di quello che abbiamo vissuto. Quindi… attenzione alle piogge!

Cultura

  • Una buona percentuale della popolazione omanita nella quale vi imbatterete saranno immigrati, prevalentemente indiani, pakistani e bengalesi, soprattutto se parliamo del personale degli alberghi, dei ristoranti e dei negozi.
  • Il Sultano Qaboos (scomparso di recente) ha dato una forte spinta per la modernizzazione del paese, investendo in infrastrutture e scolarizzazione.
  • L’Oman, sempre grazie a Qaboos, ha mantenuto un ruolo neutrale e spesso di intermediazione, nelle varie tensioni tra paesi mediorientali.
  • Gli omaniti sono musulmani ibanisti.
  • A differenza di paesi più conservatori, le donne possono tranquillamente lavorare, fare carriera, guidare automobili, ecc…
  • Gli omaniti sono molto ospitali, la maggior parte parla inglese,
  • Evitate minigonne e canottiere. Per quanto gli omaniti siano tolleranti ed ospitali, non è comunque rispettoso nei confronti dei loro costumi.
  • Le spiagge (almeno quelle nelle città) non sono pensate per sdraio e ombrelloni. Le spiagge sono spesso enormi campi da calcio. Fare il bagno a mare è cosa relativamente rara, e nel caso, comunque vestiti.
  • Nelle sale di preghiera delle moschee si entra scalzi. Non sono ammesse eccezioni.

Info utili

  • Molti alberghi e ristoranti (e qualche museo) accettano pagamenti con carta.
  • Abbiamo prelevato qualche contante (OMR: Rial omanita) direttamente da un bancomat in aeroporto.
  • Per Internet abbiamo acquistato una conveniente SIM in aeroporto.
  • Per gli spostamenti abbiamo noleggiato un 4×4 , anche se la maggior parte delle strade sono asfaltate ed in ottimo stato. Il mezzo si è rivelato necessario principalmente nel deserto.
  • Per i voli, Omanair ha voli diretti da Milano Malpensa per Mascate
  • Attenzione all’escursione termica nel deserto! Portatevi una felpa ed una giacca.
  • Per le escursioni nei Wadi, le scarpe da trekking sono da raccomandarsi, oltre ad uno zaino impermeabile, nel momento in cui si volesse nuotare, portandosi dietro le proprie cose.

Giorno 1

Esco dall’ufficio alle 17:15 per prendere il treno delle 17:32, che come ultimo regalo dell’anno ha deciso di fare 38 minuti di ritardo. Tra la rassegnazione e la disperazione mentre sto lì impotente sulla mia poltrona del treno immobile, a fissare il buio fuori dal finestrino, penso alla scenata che potrei rivolgere al personale delle ferrovie se dovessi perdere un volo intercontinentale per colpa loro. Per fortuna ripartiamo e anche se costretta a fare le corse ho ancora un po’ di tempo per cambiarmi al volo e recuperare le ultime cose da mettere nello zaino. In aeroporto sbrigati i controlli, finalmente alle 21:30 partiamo con il diretto di Omanair. Notte praticamente insonne, ma l’avevamo messa in conto.

Giorno 2

Arriviamo in aeroporto a Muscat alle 07:00 del mattino. Ci cambiamo passando dal maglione alle maniche corte e pantaloni leggeri (che stranooo!), recuperiamo una SIM scegliendo quella della compagnia Ooredoo, che a parità di prezzo di quella Omantel offre maggiore traffico e ritiriamo il 4×4 prenotato dall’Italia con Europcar. Ci consegnano un Toyota Fortuner, è un bestione! Partiamo adrenalinici (ehm o forse no, assonnati è il termine migliore) verso la Grande Moschea del Sultano Qaboos.

Le visite sono possibili tutti i giorni, tranne il venerdì, dalle 08:30 alle 11:00. Gli uomini devono avere le gambe coperte, le donne le gambe, i polsi e il capo. Entriamo e veniamo immediatamente intercettati da un uomo omanita che in italiano ci chiede se per 5 rial siamo interessati ad effettuare il tour guidato della moschea. Accettiamo e così Issa ci spiega che la moschea è stata costruita nel 1994 per volere del Sultano Qaboos. Il marmo è tirato a lucido e l’effetto è molto fotogenico.

Il perimetro esterno della Grande Moschea del Sultano Qaboos
Il perimetro esterno della Grande Moschea del Sultano Qaboos

La sala per la preghiera riservata alle donne è molto semplice e può contenere circa 600 fedeli, mentre quella riservata agli uomini può contenerne circa 6000 ed è molto più ricca, con disteso a terra per la preghiera, un tappeto persiano tra i più grandi al mondo e al centro un enorme lampadario di cristallo del peso di 8,5 tonnellate. Salutato Issa e prima di uscire ci dirigiamo all’infopoint, dove un gruppo di volontari ci consegna un opuscolo offrendoci caffè, datteri e acqua e dicendoci di non esitare a fare domande.

Interi della sontuosa sala di preghiera maschile della Grande Moschea.
Interi della sontuosa sala di preghiera maschile della Grande Moschea

Dopo qualche ora dall’arrivo a Muscat ci rendiamo già conto di quanto siano cordiali e ospitali gli omaniti. Terminata la visita ci dirigiamo al Muscat Plaza Hotel, prenotato con Booking per due notti e per fortuna la stanza è già disponibile. Dopo qualche ora di riposo andiamo a mangiare al ristorante Uhbar, dove prendiamo hummus, insalata di farro io e sandwich Giuseppe, due ottimi succhi e due dolci. Tutto molto buono.

Continuiamo il giro fermandoci all’Opera House, anche qui il marmo è tirato a lucido e il giardino ha prato e fiori curati in maniera impeccabile. Andiamo poi alla spiaggia di Qurum, la più famosa della città. Per gli omaniti, o i musulmani in generale, la spiaggia è vissuta in maniera molto diversa rispetto a noi occidentali. Niente tintarella e bikini, ma tante passeggiate e tornei di calcio improvvisati. L’orario del tramonto è perfetto e ci permette di scattare foto da cartolina.

Opera House
Opera House
Tramonto sulla spiagga di Qurum
Tramonto sulla spiagga di Qurum

Si è fatto buio e decidiamo di andare verso la Corniche, dove parcheggiamo la macchina e gironzoliamo tra le vie del souq. Per cena troviamo un ristorante indiano nei dintorni dell’hotel e per pochi rial mangiamo carne di cammello (mah, sono ancora dubbiosa), tre tipi differenti di riso, hummus e moutabal.

Giorno 3

Oggi è la giornata dei forti. O quasi… visto che li troveremo quasi tutti chiusi per restauro :-/

Arriviamo al forte di Nakhal, chiuso. Ci accontentiamo quindi di scattare qualche foto da fuori. Ci addentriamo poi al Wadi Far visto che è di strada, ne percorriamo solo un pezzo, ma la strada, prima stretta tra le rocce e che poi si apre e ci porta al vero e proprio letto del fiume è molto affascinante. Il nostro primo Wadi!

Successivamente è la volta del forte di Rustaq. Anche questo chiuso per restauro, ma possiamo almeno passeggiare nel cortile e sulle mura. Dopo aver effettuato il giro il guardiano ci invita ad entrare a casa sua e ci offre datteri e caffè. Di nuovo ci ritroviamo ad avere a che fare con la cordialità omanita, che meraviglia!

Un selfie con il guardiano del Forte di Rustaq gustando caffè e datteri da lui offerti
Un selfie con il guardiano del Forte di Rustaq, gustando caffè e datteri da lui offerti
(non preoccupatevi delle mosche)

Su suo consiglio ci dirigiamo al forte di Al Hazm, che ci conferma essere aperto. Paghiamo 1 OMR per due ingressi (solo con carta, non accettano contanti). Il forte è stato costruito intorno al 1700 ed è stato completamente restaurato. L’interno è piuttosto vuoto, ma ci sono pannelli esplicativi e manichini che spiegano quale fosse l’utilizzo dei vari spazi.

Sul tetto del forte di Al Hazm
Sul tetto del forte di Al Hazm

Breve tappa precena alla Grande Moschea per scattare qualche foto in notturna (dai cancelli) e cena al ristorante Bait Al Luban Poco distante dalla Corniche.

Datteri e caffè al ristorante Bait al Luban
Datteri e caffè al ristorante Bait al Luban

Giorno 4

Effettuato il check out ci spostiamo e lasciamo la macchina lungo la Corniche. Qui la passeggiata è molto curata con parchi ed erbetta curatissima. Scattiamo qualche foto verso la baia di Mutrah e ovviamente il piccolo esploratore che c’è in me, tra una imprecazione e l’altra di Giuseppe decide di salire sulla montagnetta che si trova al parcheggio. Ok, il passaggio è un po’ sporco e il percorso non sembra messo in sicurezza, ma vuoi mettere che belle foto riusciamo a scattare da quassù?

La Corniche di Muscat
La Corniche di Muscat

In verità mi sarei voluta arrampicare un po’ ovunque: di fronte a noi sulle colline vediamo spuntare qualche torre e un punto panoramico con un enorme porta incenso, ma purtroppo non abbiamo tutto questo tempo a disposizione. Saliamo dunque in macchina e ci dirigiamo verso il Palazzo del Sultano, sito nella zona più “istituzionale” della città.

Il palazzo e tutta la zona circostante sono estremamente curati. Giardini fioriti, imponenti costruzioni bianche che risaltano in contrasto con la roccia marrone, torri di avvistamento, forti sul mare, palazzi statali e qualche vecchio edificio ne fanno un mix particolare. Mi è dspiaciuto non aver avuto almeno un’ora in più a disposizione. Almeno secondo me, è un peccato soffermarsi solo a fare due foto al Palazzo del Sultano, il quartiere adrebbe visto con maggiore calma.

La facciata principale del Palazzo del Sultano
La facciata principale del Palazzo del Sultano
Complessi del Palazzo del Sultano
Complessi del Palazzo del Sultano

Tappa successiva: Bimmah Sinkhole. Si tratta di una dolina carsica piena di acqua salmastra. Sembrerebbe che il buco si sia formato a causa di un meteorite, appena la vedo il primo pensiero che mi viene in mente è la Grotta della Poesia in provincia di Lecce, alla quale somiglia molto. Chi ci è stato mi dirà se non ho ragione 🙂 Volendo è possibile farci il bagno, oggi però non fa caldissimo, ci limitiamo a scattare qualche foto.

Bimmah Sinkhole
Bimmah Sinkhole

Risaliamo in macchina, alla volta del mausoleo di Bibi Maryam, le uniche rovine, assieme a qualche resto di fortificazione, arrivate sino ai giorni nostri di Qalhat, antica e florida città preislamica. È stata dichiarata Patrimonio UNESCO nel 2016 e al momento il sito è soggetto ad interventi per migliorarne l’accessibilità, quindi occorre lasciare la macchina in fondo al Wadi e arrampicarsi a piedi in mezzo alle rocce. Il percorso è un po’ ripido e sdrucciolevole, è bene quindi indossare un paio di scarpe da trekking e procedere con prudenza, ma ne vale sicuramente la pena. Sul tragitto inoltre troviamo numerosi fossili marini ad indicare che qui un tempo arrivava il mare. Trascorriamo la notte al Sur Plaza Hotel, molto bello, dove ci fermiamo anche a cena.

Mausoleo di Bibi Maryam
Mausoleo di Bibi Maryam

Giorno 5

Dedichiamo gran parte della giornata al Wadi Shab. Parcheggiamo e da qui con 1 OMR a testa per andata e ritorno prendiamo la barchetta che ci porta all’altra sponda del corso d’acqua. Il tragitto è molto breve, ma necessario per raggiungere l’inizio del percorso che si addentra nel Wadi.

Il trekking è molto piacevole con alte pareti rocciose attorno a noi. Sì tratta di circa 40 minuti di cammino che consiglio vivamente di intraprendere con un paio di scarpe da trekking. Niente di complicato, ma in alcuni tratti occorre arrampicarsi su e giù per le rocce. In alcuni tratti costeggiamo i falaj, i canali irrigui caratteristici dell’Oman, anche questi entrati a far parte della lista di siti Patrimonio UNESCO.

Nuotando nel Wadi Shab
Nuotando nel Wadi Shab

Giunti a destinazione lo spettacolo è molto bello: acqua cristallina che prosegue in una gola di cui non si vede la fine. Ci mettiamo in costume (qui non c’è un divieto per indossare il bikini, ma essendo frequentato da gente di un po’ tutte le nazionalità, per rispetto indosso un costume intero) e subito entriamo in acqua. Lo spettacolo è unico e arriviamo fino in fondo, dove ad un certo punto da una fessura piccolissima della roccia in cui passa appena la testa, raggiungiamo una magnifica grotta. Spettacolo! È un peccato non avere una macchina fotografica subacquea, ma certamente le immagini resteranno vivide nella nostra mente.

Verso le 15:00 ci dirigiamo verso Sur, della quale visitiamo il centro e la Corniche. Questa città è famosa per la costruzione dei dhow, le imbarcazioni tipiche della penisola arabica costruite artigianalmente in legno tek e per le particolari porte intagliate. Purtroppo ci colpisce anche un’altra cosa: la massiccia presenza di plastica e pattume tra le vie e sulla spiaggia. Un grosso pesce di metallo è posto sulla Corniche ed è fatto interamente di plastica recuperata, come campagna di sensibilizzazione. Speriamo che pian piano le cose cambino perché è davvero un gran peccato. Sur è molto graziosa e contornata da fotogeniche torri (specie al tramonto). Ceniamo nuovamente al ristorante dell’hotel.

Dhow ormeggiato nelle acque di Sur
Dhow ormeggiato nelle acque di Sur
Partita di calcio in spiaggia e due chiacchiere lungo la Corniche di Sur
Partita di calcio in spiaggia e due chiacchiere lungo la Corniche di Sur

Giorno 6

Oggi è la volta del Wadi Bani Khalid e del nostro primo deserto!! *_*

La prima parte del Wadi Bani Khalid leggevo essere molto turistica. Noi non abbiamo trovato troppa gente, ma pare che soprattutto al venerdì sia abbastanza presa d’assalto. In ogni caso in questa parte l’acqua è un po’ meno cristallina ed il bagno è consentito farlo solo vestiti. Ci addentriamo quindi un po’, la gola è molto diversa da quella del Wadi Shab, qui la roccia è liscia e modellata dalla natura e più bianca. Non vi so dire tra i due quale ho preferito, sono entrambi molto belli e a mio avviso vanno visti entrambi.

Wadi Bani Khalid
Wadi Bani Khalid

Purtroppo non possiamo fermarci tantissimo, in quanto il check in per la notte al Camp nel deserto è previsto alle ore 15:00 alle porte del Wahiba Sands. Qui paghiamo, ci sgonfiano le ruote e seguiamo l’impiegato con il nostro 4×4. Abbiamo scelto il camp più lontano, a 32 chilometri nel deserto e che in realtà è composto da 4 casette. Col senno di poi sono contenta della scelta perché di notte le temperature scendono notevolmente, in una tenda, anche se il tessuto è spesso, penso che avrei sofferto il freddo.

Il deserto, per chi come noi non l’ha mai visto, è qualcosa di pazzesco. Le dune, i colori, le ombre, le luci mutano in continuazione. Ho temuto che potesse essere un paesaggio monotono e che mi sarei stufata in fretta, invece mi sono dovuta ricredere. Anche guidare tra le dune è molto divertente. Arrivati al campeggio, ci offrono caffè e datteri e via a scattare foto al tramonto. Vi assicuro che il tramonto nel deserto è un’esperienza che una volta nella vita va vissuta. Cena molto ricca e post cena io ad ammirare le stelle, Giuseppe a fotografarle con il treppiedi. Le temperature scendono in fretta, quindi ci ritiriamo abbastanza presto, ma in questi viaggi on the road dormire qualche ora in più di certo non ci dispiace.

La magia del deserto
La magia del deserto

Giorno 7

Sveglia prestissimo per assistere all’alba e dopo colazione facciamo un giro sul dromedario. Non sono favorevole allo sfruttamento degli animali, quindi ero molto combattuta se farlo o no, ma in questo campeggio ne hanno solo due e non sembrano assolutamente maltrattati. Avvicinandomi vedo però che le selle sono molto strette e non penso faccia molto piacere a questi due animali portarsele addosso tutto il giorno.

L’esperienza in sé è stata piacevole (…ma anche molto scomoda: lassù, in quella posizione, a meno che non hai vent’anni ti verrà male ovunque). Abbiamo cercato di socializzare con i dromedari, mentre ammiravamo le dune da quell’altezza. Al mattino poi, i giochi di luce e ombre creano un effetto meraviglioso, sulla sabbia del deserto. Tuttavia, col senno di poi non l’avrei fatto. Anche perché il prezzo di 30 OMR in due è assolutamente ingiustificato (il prezzo ci era stato detto in anticipo, quindi niente fregature in questo senso, è solo una considerazione).

Consiglio però di fare due passi e rimanere ad ammirare il deserto ancora un po’, prima di fare il check out e proseguire. A dicembre, alle 08:30 si aveva questo spettacolo:

Alba nel deserto
Alba nel deserto

Questa volta tocca a me guidare nel deserto… che figata! Tornati in strada ci facciamo nuovamente gonfiare le gomme (state sereni: se non sapete come fare, appena vi vedono con la scritta in fronte TURISTI vi vengono incontro e vi danno una mano, a noi hanno chiesto 1 OMR).

Arriviamo dunque ad Ibra, vecchia città di cui rimangono le rovine (…), dove passeggiamo attraversando vecchi archi, ammirando i resti delle decorazioni sulle porte e prestando attenzione a dove mettiamo i piedi per non inciampare.

Tra le rovine di Ibra
Tra le rovine di Ibra

Prima di salire nuovamente in macchina veniamo intercettati da due anziani seduti su un tappeto che ci invitano a prendere datteri, caffè e melograno. La cordialità omanita ancora una volta ci sorprende. Scambiamo due chiacchiere, salutiamo e ci dirigiamo verso Birkat Al Mawz.

Giunti a Birkat Al Mawz troviamo un ragazzo del Bangladesh che si offre di farci da guida. Accettiamo e come un cerbiatto con le sue ciabattine ci porta fino su in cima, tra le rovine della città. Probabilmente senza di lui non ci saremmo mai inerpicati fino lassù in quanto il sito è in stato di semi abbandono e non esiste un vero e proprio percorso. Si vede che stanno lavorando per ristrutturarlo, ma allo stato attuale ci si inerpica in mezzo a massi e pietre e occorre prestare attenzione a non scivolare. Però che dire… vi lascio una foto per farvi capire che ne vale assolutamente la pena.

Visuale dalla cima delle rovine di Birkat al Mawz
Visuale dalla cima delle rovine di Birkat al Mawz

Ultime rovine della giornata: Manah. Ogni città è diversa, quindi se ne avete la possibilità visitatele tutte, nel caso di tempi ristretti vi consiglio invece di scegliere Birkat al Mawz. In serata arriviamo a Nizwa, dove alloggeremo al Nizwa Residence Hotel Apartment per due notti. Facciamo un breve giro al souq (stava chiudendo) e ceniamo al Al Aqr restaurant, proprio in centro.

Una moschea di costruzione recente tra le rovine di Manah
Una moschea di costruzione recente tra le rovine di Manah

Giorno 8

Prima tappa della giornata: il forte di Bahla. Mi è piaciuto molto ed è molto grande. Tenete in conto un paio d’ore per visitarlo tutto. Come sempre io nei forti oltre l’aspetto storico ne apprezzo il panorama dai punti più elevati. Continuiamo il giro e facciamo una breve tappa ad osservare Ghul. Questa città è talmente mimetizzata nella roccia che quasi si fa fatica a vederla.

Visuale sul forte di Bahla
Visuale sul forte di Bahla
Dov'è Ghul?
Dov’è Ghul?

Ritorniamo in macchina alla volta di Jabal Shams, la vetta più alta dei monti Hajar, con i suoi 3.075 metri di altitudine. La strada è asfaltata e principalmente molto bella, ma salendo in alcuni punti la pendenza è spaventosa. Gli ultimi 10 chilometri sono invece di sterrato ed è necessario avere un 4×4. Sterrato, curve e pendenza ne fanno una strada un po’ impegnativa, ma tranquilli, ho guidato anch’io senza troppa difficoltà.

Arrivati in cima lo spettacolo è da togliere il fiato, o meglio: guardare giù è da togliere il fiato! Questo Canyon è altissimo, non adatto a chi soffre di vertigini. Passeggiamo un po’ e poi tornando indietro ci fermiamo in un punto dove il Wadi ha scavato la roccia in modo molto fotogenico. Qui un uomo con due bambini ci spiega che il Wadi Jebel Shams è lungo 14 chilometri e arriva fino a valle. Scambiamo quattro chiacchiere e scattiamo qualche foto. I bambini sono scalzi e molto disinvolti nel camminare sulle pietre!

Jabal Shams e la visuale a strapiombo sul canyon
Jabal Shams e la visuale a strapiombo sul canyon

Ultima tappa per oggi: Al Hamra. Per cena decidiamo di restare al ristorante dell’albergo, scelta azzeccata! Il cuoco è siriano ed è stata la cena più buona di tutta la vacanza (il nostro cenone di Natale!!) e a prezzi bassissimi. 

Il nostro cenone della Vigilia :-)
Il nostro cenone della Vigilia 🙂

Giorno 9

Ma è Natale??!! :-O E’ la prima volta che non lo passo in Alto Adige e a 28 gradi!!

Oggi visitiamo Nizwa recandoci prima alla Moschea del Sultano Qaboos, purtroppo visitabile solo da fuori per i turisti e poi al souq e al forte. Quello di Bahla resta il forte che ho preferito, ma qui all’interno c’è anche una parte museale molto interessante. Nel pomeriggio rientriamo in aeroporto a Muscat per proseguire con la nostra seconda parte del viaggio: Salalah

La Moschea del Sultano Qaboos a Nizwa
La Moschea del Sultano Qaboos a Nizwa
Splendido panorama dal Forte di Nizwa
Splendido panorama dal Forte di Nizwa

Giorno 10

Per Salalah abbiamo scelto un resort. Non di quelli stra cari e con una marea di servizi, ma comunque un ottimo 4 stelle con piscina, palestra, Jacuzzi e sauna. Riteniamo dunque che una giornata “ignorante” a prendere il sole in piscina dopo 8 giorni on the road ci può anche stare.

In verità verso le 15:00 decidiamo che è ora di esplorare la zona e arriviamo fino all’Oasis Beach.

Questa caletta si trova alle porte della città e il mare è molto bello. Andiamo poi a passeggiare sulla spiaggia nei pressi della riserva naturale Khor Salalah dove ci si avvicinano due ragazze yemenite che vogliono conoscere la nostra storia. Sono vestite con l’abaya, un lungo vestito nero, solo il viso rimane scoperto. È affascinante scambiarsi qualche informazione sulle proprie culture e concordare che è non ha senso farsi la guerra considerando quanto sia breve la vita. Sono molto curiose e una delle due anche intraprendente. La mamma da dietro le sgrida e non vuole che si facciano un selfie con noi, ma lei, piccola ribelle pronuncia parole a noi incomprensibili, ma che sanno tanto di “sì, sì, non rompere”. Insomma, tutto mondo è paese!! Intanto cala il sole regalandoci un tramonto mozzafiato.

Oasis Beach
Oasis Beach
Luci al tramonto sulla spiaggia nei pressi della riserva naturale Khor Salalah
Luci al tramonto sulla spiaggia nei pressi della riserva naturale Khor Salalah

Giorno 11

Prima tappa: Ayn Razat, un’area verde costeggiata da un corso d’acqua. Si tratta di un’ottima area per picnic, difatti la gente del posto lo sfrutta molto per questo motivo. Carino ma non imperdibile.

Seconda tappa: il forte di Taqah è chiuso e arriviamo dunque solo al piazzale per ammirare il panorama. Anche in questo caso, dopo aver visto numerosi forti al nord, questa tappa non ci sembra imperdibile.

Proseguiamo verso Wadi Darbat e questo sì, è un posto assolutamente da non perdere. Cammelli pascolano liberamente e di fronte a noi delle cascatelle sgorgano la loro acqua. Dopo una tappa qui proseguiamo in macchina fino alla fine del Wadi dove si trova un bar e una piacevole passeggiata lungo il corso d’acqua.

Wadi Darbat
Wadi Darbat
Wadi Darbat
Wadi Darbat

Arriviamo poi a Mirbat, onestamente forse non l’abbiamo capita noi, ma il forte è molto piccolo e le vecchie case dei pescatori non ci colpiscono, decidiamo quindi di non scendere dalla macchina e proseguire verso Sumhuram. Si tratta delle rovine di un antichissimo insediamento, importante per il commercio di incenso. Le navi all’ingresso della città venivano riempite di questa preziosa resina e proseguivano verso rotte molto lontane, quali Europa, India, Asia.

Rovine di Sumhuram
Rovine di Sumhuram

Giorno 12

Oggi piove. A dicembre!!! A Salalah!!! Le medie stagionali dicono che la probabilità di beccare pioggia a Salalah a dicembre è dello 0%, è evidente che stiamo stravolgendo il pianeta e non possiamo più avere certezze. Decidiamo quindi di rimanere in città. Come prima cosa visitiamo la moschea del Sultano Qaboos. Meno imponente di quella di Muscat, ma anche questa molto bella. Un volontario si offre di farci da guida e ci spiega che il marmo arriva dall’Italia.

Moschea del Sultano Qaboos di Salalah
Moschea del Sultano Qaboos di Salalah

Ci rechiamo poi a piedi al mercato centrale, non molto distante e qui i vegetariani saranno contenti di sapere che non abbiamo fatto foto. Si, perché attorno avevamo una molto poco affascinante esibizione di polmoni, teste di capra, ed interiora varie. Ci spostiamo nella zona della frutta e acquistiamo datteri di vario genere.

Bancarelle di pesce al mercato centrale
Bancarelle di pesce al mercato centrale

Lasciamo il mercato centrale, torniamo in macchina e ci dirigiamo verso il Gold Market, il suq dell’oro e dell’argento. Qui stavolta non compriamo nulla. Chiudiamo la mattinata col il Suq di Al Hafah, il mercato dell’incenso, dove prendiamo invece saponette all’incenso e souvenir da portare a casa. Questo Suq si trova a fianco di un ampio lungomare, passeggiare qui è molto piacevole.

Passeggiando lungo la bianca spiaggia di Al Hafah
Passeggiando lungo la bianca spiaggia di Al Hafah

Per terminare la giornata visitiamo il sito archeologico di Al Baleed, il primo insediamento di Salalah e il museo dell’incenso. Il sito è molto grande, sono affascinanti soprattutto i resti di una vecchia moschea, all’epoca sorretta da 148 colonne. Ho trovato molto interessante anche il museo, che raccoglie fossili, reperti archeologici e spiega la storia dell’Oman, dalla costruzione delle navi, al commercio, a ciò che il grande Sultano Qaboos ha fatto per il paese.

Ciò che è rimasto delle colonne della moschea di Al Baleed
Ciò che è rimasto delle colonne della moschea di Al Baleed

Giorno 13

Ultimo giorno. Oggi per fortuna è tornato il sole. Trascorriamo l’intera giornata alla Fazayah beach. Per arrivarci ci vuole circa un’ora e mezza e l’ultimo tratto di strada è sterrato e un po’ impegnativo, ma sia il tragitto lungo il Wadi Afawl che le varie calette sono uno spettacolo. Facciamo un’ultima tappa alla spiaggia di Mughsayl, meno bella rispetto a Fazayah e per finire andiamo in aeroporto dove ci aspettano un volo per Muscat e poi un ulteriore volo per Milano Malpensa.

Una delle calette della splendida spiaggia di Al Fazayah
Una delle calette della splendida spiaggia di Al Fazayah
Cammelli lungo la strada
Cammelli lungo la strada
I vari tornanti della strada lungo il Wadi Afawl
I vari tornanti della strada lungo il Wadi Afawl
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