Cina: Xi’An (2/3)

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Esercito di Terracotta

Al risveglio del secondo giorno ci attende una pioggia abbastanza intensa. Dobbiamo raggiungere la stazione per prendere un pullman, che ci porterà presso il sito dove ha visto la luce il ben noto Esercito di Terracotta.

Decidiamo quindi di chiedere alla reception di chiamarci un taxi, per ottimizzare i tempi. Peccato che accada un imprevisto: dopo pochi km di tragitto, osservando Maps.me seduti sul nostro comodo taxi, ci interroghiamo sul perché il puntino della geo-localizzazione si stia portando decisamente fuori zona, rispetto al nostro obiettivo. Continuiamo a far vedere al tassista il bigliettino con la scritta in cinese “Stazione NORD”, convinti che quella fosse la nostra meta, ma sbagliavamo. La stazione corretta era la vecchia Stazione centrale!

Una recensione inesatta, trovata su internet, ci ha tratti in inganno… ma questo lo scopriremo solo più tardi. In quel momento, la priorità era rimettersi sulla giusta rotta. Capiamo solo che ci stiamo terribilmente allontanando dalla nostra destinazione e che bisogna reagire in fretta. Per fortuna nel frattempo la pioggia è quasi cessata. Decidiamo quindi di scendere dal taxi e di metterci alla ricerca di un paio di Mobike.

Immaginatevi questa estenuante conversazione, con il tassista che parla in cinese e noi che a gesti e in inglese (che quasi nessuno parla o capisce) tentiamo di farci capire. Scendiamo, attiviamo la connessione del nostro wifi portatile, e per fortuna troviamo due biciclette nelle vicinanze con estrema facilità. Che dire… il bike sharing a flusso libero è un’invenzione meravigliosa e mi domando perché non le abbia mai utilizzate prima! (La risposta potrebbe essere dovuta al fatto che in Italia la tariffa a quarto d’ora è molto più alta che in Cina!).

Pedaliamo nella periferia di Xi’An fermandoci ogni tanto a fare una foto qua e là a qualche locale che in Italia i Nas avrebbero già chiuso da un pezzo e dopo una gran sfacchinata arriviamo finalmente alla stazione corretta! Su una cosa sia io che Giuseppe ci troviamo d’accordo: questa deviazione imprevista anche se ci ha fatto perdere tempo è stata estremamente divertente! Diversamente non ci saremmo mai spinti così in periferia e non avremmo visto con occhi la Xi’An ancora più verace!

Lasciate le biciclette ci portiamo al lato della fermata degli autobus e prendiamo quello diretto all’esercito di Terracotta, facendo attenzione a prendere quello di linea e non quelli abusivi con prezzo molto più alto. (Quello ufficiale ha un cartello, in cinese, quindi incomprensibile, ma dietro c’è gente ordinatamente in fila che attende, gli altri autobus hanno invece dei butta-dentro che strillano e cercano di convincerti a salire sul loro pullman).

Giunti a destinazione sotto la pioggia iniziamo la visita dei padiglioni nell’ordine che ci avevano consigliato: dall’ultimo al primo, per lasciare come finale il padiglione più grande e sorprendente. Lo spettacolo che dire, è qualcosa di surreale, dovete vederlo con i vostri occhi per capire. Il sito è strutturato in tre padiglioni, più un museo. Al nostro arrivo è ora di pranzo, quindi riusciamo a visitare i padiglioni 3 e 2, senza che ci sia troppa ressa. Ci lasciamo il padiglione principale (il numero 1) per ultimo. Qui commettiamo un errore. Sono le 15, e nuovi flussi di turisti sono in arrivo. Entriamo nel padiglione 1, dove ci tocca armarci di pazienza. Per scattare la classica foto centrale, dalla balconata del padiglione 1, dobbiamo pogare come se fossimo ad un concerto rock. I cinesi spingono, e pare che la cosa sia in qualche modo lecita.

Turisti affacciati sullo scavo (padiglione 1).
Turisti affacciati sullo scavo (padiglione 1).

Raggiunta la balaustra, lo sguardo si apre su una distesa infinita di statue, una diversa dall’altra (vedi foto) che ci parlano del passato (link di approfondimento a parte). E’ valsa la pena pogare. Tuttavia, per esperienza, vi consiglierei di essere qui tra le 12:30 e le 14:30. O in alternativa, di prima mattina.

Esercito di Terracotta: dettaglio su gruppo.
Esercito di Terracotta: dettaglio su gruppo.
Esercito di Terracotta: veduta laterale all'interno sito principale.
Esercito di Terracotta: veduta laterale all’interno sito principale.

Al termine della visita, decidiamo di pranzare. Evitiamo i locali un po ‘ troppo “mainstream” all’interno del sito. Siamo un po’ avventurieri. Al nostro arrivo ci eravamo fatti “attrarre” dai chioschi siti nel parcheggio degli autobus, con gli omini che ti preparano i noodles al momento. Che dire, noi adoriamo il cibo di strada e all’estero ci piace un sacco vivere questa esperienza. Ma in Cina, per via delle condizioni igieniche, per tutto il viaggio ad ogni pasto la sensazione provata era un misto di euforia mischiato ad ansia e speranza di tornare a casa sani e salvi. I piatti ordinati erano molto buoni… e noi siamo ancora vivi per poterlo raccontare.

A spasso per la città

Tornati in stazione a Xi’An decidiamo di ritirare i biglietti del treno, acquistati online, per arrivare a Pingyao l’indomani. Ed è qui che spunta il nostro angelo custode!! Come già detto sono in pochissimi a parlare in inglese, ma per fortuna la ragazza della biglietteria è tra questi e consegnati i biglietti ci dice: “Sapete vero che questa è la stazione centrale, mentre domani dovrete andare a quella nord?“. No che non lo sapevamo! Ecco perché il tassista ci stava portando da tutt’altra parte! Un colpo di fortuna, una volta tanto, altrimenti avremmo perso il treno per Pingyao! Maps.Me infatti, ignorava (all’epoca) la presenza della nuovissima Stazione Nord. Quindi, fate attenzione.

Tornando al nostro itinerario, decidiamo di passeggiare un po’ a caso, passando per il Revolution Park e arrivando fino alla zona dello shopping di Luoma Commercial Pedestrian Street. Qui entriamo a caso a curiosare i centri commerciali e ci imbattiamo in un vicolo coperto con bancarelle e street-food. Assaggiamo un coloratissimo cocktail e uno spiedino di würstel (!) e decidiamo di fermarci a cenare in un localino proprio accanto.

Chioschi in una viuzza pedonale poco distante dalla Bell Tower.
Chioschi in una viuzza pedonale poco distante dalla Bell Tower.

Dopo cena, rientrando verso casa ci accorgiamo di una via piena di lanterne colorate e pub con musica live e decidiamo di entrare a prendere un drink nel locale che ci ispira di più. Un ragazzo canta dal vivo, suonando la chitarra acustica, l’atmosfera è molto bella. Ordiniamo una birra cinese, ma ci dicono che è finita e al suo posto ci chiedono se va bene la Paulaner… calda! Arrivare fino all’altra parte del mondo per bere una Paulaner calda, ma sì, perché no?! Però ricordiamoci che siamo in Cina e i cinesi hanno sempre una soluzione! La Paulaner è calda? Semplice: basta portare il cestello del ghiaccio. E visto che all’estero raccomandano sempre di evitare il ghiaccio nei drink, noi, ottimisti del fatto di essere ancora in vita dopo i pasti presi a caso in posti igienicamente non molto raccomandabili, mettiamo qualche cubetto di ghiaccio nella nostra Paulaner cinese.

Scopriamo solo dopo che questa è la Defu Alley e che in internet viene definita una trappola per turisti. Io devo dire la verità: eravamo gli unici occidentali e non mi è sembrato un posto turistico, a parte per i prezzi, eccessivamente alti. Per una volta si può fare. A noi è piaciuta molto. E poi… quando ci ricapiterà più di sentir cinesi dal vivo cantare e suonare pezzi occidentali?

Xi'An, Defu Alley.
Xi’An, Defu Alley.
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